Mirai: storia di una fratellanza tra passato, presente e futuro

Mirai: storia di una fratellanza tra passato, presente e futuro

18 ottobre 2018 0 Di Manganime

Mirai è l’ultima opera cinematografica del noto regista Mamoru Hosoda, già autore di Wolf Children e La ragazza che saltava nel tempo.

Trama

Mirai

La sorella Mirai

Con questo nuovo film si torna a parlare nuovamente di un tema molto caro al regista, ovvero quello della famiglia e del rapporto tra fratelli. Kun, bambino di appena 4 anni, sta vivendo un’infanzia tranquilla insieme ai propri genitori. La sua vita viene stravolta nel momento in cui arriva Mirai, la sorellina di Kun. Da questo momento Kun si rende conto di come tutte le attenzioni si siano spostate verso la nuova arrivata. Inizia quindi a provare una certa antipatia per la sua nuova sorellina, non capendo quanto una figlia appena nata richieda più impegno e dedizione.

Kun inizia a provare uno spiccato senso di inferiorità verso Mirai, sentendosi trascurato e quasi dimenticato dai suo genitori. Durante la crescita di Mirai inizia persino ad avere delle allucinazioni in cui riesce ad incontrare i vari membri della sua famiglia sia nel passato che nel futuro, come il suo bisnonno da giovane o addirittura Mirai nel futuro. D’altronde Mirai in giapponese significa proprio futuro, per cui il collegamento è evidente. L’incontro con i suoi parenti in tante epoche diverse gli permetterà di capire non solo la storia dei suoi genitori ma anche il futuro rapporto con sua sorella Mirai.

La storia non è delle più originali, anche perché Hosoda ha spesso utilizzato tematiche come il rapporto familiare e i viaggi nel tempo. Non a caso uno dei suoi primi film, La Ragazza che saltava nel tempo, racconta proprio di una giovane ragazza che scopre la possibilità di poter viaggiare in un qualsiasi momento della propria vita. Però attraverso diverse storie, raccontate sempre attraverso gli occhi di Kun, Hosoda vuole trasmettere al pubblico il senso di fratellanza.

Tante storie in un unico film

Il regista Mamoru Hosoda afferma che:

Mi sono reso conto che le vite dei nostri figli sono molto simili alle nostre, nonostante il divario generazionale. Una volta diventato padre, mi sorpresi a dire le stesse cose ai miei fili che i miei genitori mi dissero a loro volta, le stesse cose contro le quali avevo trascorso così tanto tempo a ribellarmi. Considerato che le nostre vite sostanzialmente si ripetono, cosa viene tramandato di generazione in generazione, a noi dai nostri genitori e da noi ai nostri figli, se non l’eterna continuità dell’esistenza?”

Il rapporto fratello-sorella è sempre qualcosa di controverso, sin dai primi istanti di vita, quando entrambi sono ancora inconsapevoli delle scelte che fanno e dei comportamenti che hanno. Kun inizialmente rimane entusiasta di fronte all’arrivo di una sorellina. Un entusiasmo che si spegne dopo qualche giorno, non appena si rende conto che non è più al centro dell’attenzione, non capendo però che i suoi genitori continueranno ad amarlo allo stesso modo. E’ proprio a questo che serviranno i vari viaggi temperali in cui Kun sarà protagonista. Ogni incontro con un parente in un’epoca passata o futura è come se fosse una piccola storia a se stante. Un tassello della vita che permetterà a Kun di capire quanto è importante il suo rapporto con Mirai.

Hosoda prosegue dicendo:

Attraverso una casa, un giardino e una famiglia ordinaria, ho voluto evocare il grande ciclo dell’esistenza e questo cerchio della vita che tutti noi tessiamo, individualmente. Mi piace usare i piccoli eventi della nostra vita come base per affrontare i suoi temi più importanti. Usando l’intrattenimento come mezzo, ho voluto esplorare un nuovo metodo di espressione che fosse in sintonia con il concetto di famiglia nelle sue forme più nuove. E anche se potrebbe non avere un aspetto sensazionale, questo film porta la mia profonda ambizione personale.”

Come anche confessa lo stesso regista, Mirai non vuole essere un capolavoro, ma affrontare dei valori fondamentali come la famiglia e la fratellanza attraverso personaggi semplici, in cui ognuno si può rispecchiare. Abbiamo il classico bimbo di 4 anni che fa i capricci, un papà che si occupa delle faccende domestiche e una mamma che lavora fino a tarda sera. Tutti elementi che rispecchiano la realtà di tutti i giorni. Attraverso una narrazione sia drammatica che comica, Hosoda vuole rappresentare la vita di una normale famiglia, che vive in una casa piuttosto lontana da quelle classiche del Giappone.

Il giardino è sicuramente il luogo attorno al quale ruota tutto il film. L’albero che cresce rigoglioso al suo interno rappresenta in qualche modo il ciclo della vita, passata, presente e futura. Il cambio di stagioni è metafora del passaggio generazionale da padre in figlio e così via. E’ da qui che Kun inizierà a vivere tutte le sue storie, la prima con la personificazione umana del suo cane Yuppo.

Ciò che ci ha un po’ infastiditi sono le pause di intermezzo tra alcune scene, che interrompono bruscamente la visione per passare improvvisamente a quella successiva. Sembra come se il film sia diviso in piccoli pezzi e fosse poi stato ricomposto in fase di montaggio, quando in realtà tutto ha un unico filo logico, che sembra spezzarsi in certi frangenti.

L’influenza della vita di Hosoda

Hosoda ammette chiaramente come l’ispirazione per i suoi film venga chiaramente da scene personali di vita vissuta. Ad esempio in Wolf Children, il regista ha voluto ricordare la madre scomparsa, dandole l’addio tramite lo schermo. In The Boy and the Beast il tema centrale è quello del rapporto padre-figlio e del tramandare i valori di generazione in generazione.

Kun e suo padre

Trovando ispirazione nei suoi figli, Hosoda presenta Mirai, una storia in cui il rapporto genitori-figli prende sicuramente il sopravvento. Il ruolo del padre viene visto da Kun come di semplice supporto, ma c’è un consiglio che solo un padre può dare e un ruolo che può interpretare. Chissà se sia la vita di Hosoda ad ispirare i suoi film o il contrario.

Un ambiente affascinante

Lo stile artistico di Hosada è caratterizzato da tratti semplici e poco dettagliati, cercando di dare più importanza a tutto ciò che gira intorno ai protagonisti. Infatti si possono notare delle ambientazioni davvero ben fatta, con una qualità visiva quasi realistica. Si nota troppo forse il distacco tra la computer grafica degli ambienti e il disegno tradizionale dei personaggi, anche se le animazioni di questi ultimi risultano convincenti e capaci di trasmettere quell’emozione necessaria per vivere ogni scena con il giusto pathos.

La qualità generale del film è più che buona, mescolando insieme elementi della grafica moderna al disegno classico su carta. Hosoda si conferma ancora una volta un regista di gran talento, riprendendo comunque temi ed elementi già trattati in produzioni precedenti. Lo stile artistico è praticamente rimasto invariato, tralasciando i forti impatti visivi che hanno contraddistinto alcune opere precedenti.

Mirai è un film che non vuole strafare, cercando di essere perfetto. Nella sua imperfezione è possibile cogliere qualche elemento di pregio, che rende questa produzione comunque appetibile per tutti gli amanti del genere e delle produzioni di Hosada. La storia forse poteva essere sviluppata in maniera differente, dedicando più tempo per i personaggi nella loro fase più adulta nella loro vita, a cui sono stati riservati solo una manciata di minuti. Nel complesso però il film è gradevole e scorre molto velocemente, dedicato sia a grandi che piccini. Una storia che forse valeva la pena di essere raccontata e di farla scoprire al pubblico. Questo non è solo un film, ma una storia di vita vissuta.

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